sabato 21 novembre 2009

Marvin GAYE

Marvin Gaye
I heard it through the grapevine / Into the groove, 1967
Motown Records
Formato: CD



Marvin Gaye
What's going on, 1971
Motown Records
Formato: 33 RPM vinile


Marvin Gaye
Let's get it on, 1973
Motown Records
Formato: CD

Marvin Gaye
Live at the London Palladium, 1977
Motown Records
Formato: CD


Marvin Gaye
I want you, 1976
Tamla - Motown Records
Formato: 33 RPM vinile



Marvin Gaye
Got to give it up, 1977
Unidisc Records Canada
Formato: DISCO MIX (ristampa)

Marvin Gaye
Hear, my dear, 1978
Motown Records
Formato: CD


Marvin Gaye
Midnight love, 1982
CBS Inc.
Formato: 33 RPM vinile


Marvin Gaye
Live 1974, 1998
Motown Records
Formato: CD










1 commento:

  1. "E poi qui, proprio alla destra di John…" ho girato la copertina verso il bancone, nascondendomi dietro di essa "c'è Oscar Wilde. Qui, sotto il mio dito."
    E così ho ricominciato con Wilde, snocciolato qualcuno dei suoi aforismi e promesso che le avrei portato Il principe felice.
    Lei, Argentina – questo è il suo nome – ora mi guarda con aria materna, divertita, credo si stia abituando alle mie bizzarre incursioni nei suoi monotoni giorni di commessa. Credo che abbia iniziato ad ascoltarmi, a riprendere nella sua mente le mie storie. Non mi stupirei se fuori di qui facesse lo stesso con altri, magari qualcuno che anche lei vorrebbe amare.
    Ha intorno a sé un'aura rosso fuoco che le ho intravisto il primo giorno, quando sono entrato nel negozio e avvicinatomi le ho chiesto di farmi ascoltare qualcosa del suo artista preferito. Non ha battuto ciglio e me l'ha fatto sentire davvero. Mentre il 33 girava sinuoso sul piatto lei lo guardava innamorata, la sua aura s'infiammava e io ho deciso di amarla per sempre.
    Così arrivo ogni pomeriggio, mi guardo intorno e scelgo un album da presentarle come se fosse un fiore che io ho creato, così come ho messo su questa bottega di dischi in vinile e Argentina al suo posto dietro il bancone, ma questa è già una storia vecchia, di qualche sogno fa.

    Ho attraversato un buon pezzo di città prima di venire qui. C'è un’aria insolitamente fredda che attira spilli sul viso. Ho respirato in pieno. Mi trovavo in piazza XXIV Maggio a osservare i passi distratti di persone distratte alle prese con i soliti acquisti distratti di questi tempi… distratti. Stavo per distrarmi anch'io quando ho scorto dall’altro capo della piazza Kurt Cobain e i suoi capelli arruffati, dall'odore di barba incolta e vecchia lana e nicotina tra le dita cantare per niente convinto Slave to love di Brian Ferry. Cazzo com'è stato strano sentirlo stonare in quel modo, farfugliare appena il ritornello e "na-na-na-na", ma soprattutto senza una chitarra che lo facesse andare a tempo. La gente manco se l'è filato ovviamente… almeno la chitarra dico io, come speri di guadagnarci qualcosa? Solo un tizio che è venuto su dal sottopassaggio si è soffermato qualche minuto ad ascoltare, l'ho visto mormorare slave to love proprio mentre sfilava accanto a Kurt, giurerei che avesse una voce migliore di lui.
    È stato abbastanza penoso. Ancor più del giorno in cui si diffuse la notizia che s'era sparato in bocca con un fucile stretto alla sua mano sinistra. Mi chiamò Sabrina, mi chiese di raggiungerla. Sapevo già cos'era successo e quanto lei lo adorasse, la trovai infatti molto giù di morale, anche se contenta di vedermi. Restammo a parlare per ore sugli scalini del pianerottolo di casa sua, ma non facemmo che parlare di noi.
    A partire dal nostro primo incontro, quando la fermai per strada e le spiegai che la copertina dell'album che aveva in mano, Nevermind dei Nirvana, era frutto proprio di un'idea di Kurt Cobain. Il bimbo della foto si chiama Spencer, chissà che farà oggi… Sabrina doveva amarmi fin dall'inizio, altrimenti non ci saremmo più visti dopo un approccio simile.
    Triste giorno, comunque, quel giorno di aprile. Anche Marvin Gaye, se non ricordo male, se ne andò in aprile, suicidato dal padre. Ma io non chiesi a nessuno di raggiungermi quel giorno…

    Credo che domani farò ascoltare un po' di Marvin ad Argentina, la distoglierò appena un po' dal suo Battisti. Le mostrerò la copertina di I want you e la inviterò a ballare lì dentro, nel dipinto di Barnes, allo Sugar Shack, a sfrenarci come ballerini sudati e morenti nel ritmo, e le chiederò di camminarmi nuda intorno almeno tre volte al giorno… Sì, lo confesso, sono schiavo dell'amore.
    "na-na-na-na"

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